Il culto della Dea Cupra

Il culto della Dea Cupra

La religione dei Piceni non doveva essere molto diversa da quelle delle altre popolazioni italiche.
La figura della Dea Madre, diffusa nell’era preistorica, continua infatti a vivere nelle sembianze di altre divinità femminili successive. 

Tra gli antichi Piceni, un popolo stanziato tra il IX e il III sec. a.C. nel medio-adriatico, questa essenza divina femminile si ritrova nella dea Cupra il cui nome è presente ancora oggi in alcune città delle odierne Marche come ad esempio Cupra Marittima.

Il nome di questa divinità ha origini molto antiche: si deve alla radice sabina “cuprum” che significa “buono” e che ha la stessa radice del verbo latino “cupio-“ desiderare.

Lo ritroviamo nell’epigrafe di Crecchio nella forma picena “kiperu”oppure nelle forme umbre di “cubrar”.

La Dea Cupra, unica divinità femminile conosciuta che sia legata al popolo dei Piceni, doveva essere una Madre Terra analoga, secondo Varrone, alla Bona Dea del Pantheon romano evolutasi nelle raffinate figure femminili della dea greca Afrodite, della Venere latina, e dell’Astarte di Assiri e Fenici.

Ciascuna di loro presenta aspetti materni, protettivi, idrici, salutari e allo stesso tempo guerreschi e marinari.

La sacralità della Dea Madre riaffiora nel culto delle acque, dispensatrici di fecondità e di vita: non è raro infatti che le iscrizioni rinvenute in contesti idrici, come il solco di una sorgente o una cisterna, riportino il nome di Cupra associato all’epiteto mater. 

Queste acque, legate al culto ancestrale della dea Cupra, erano ritenute salutari soprattutto per puerpere e donne affette da patologie utero-intestinali e si utilizzavano in rituali di purificazione e rituali legati alla sfera della fertilità.

Questa usanza riconduce alla peculiare produzione dei tipici anelloni a nodi rinvenuti all’altezza pelvica esclusivamente in deposizioni femminili di VI e V sec. a.C. che potrebbero esprimere la devozione della defunta alla dea Cupra.

Un attributo curioso di “Bona Dea” sono i serpenti: questa particolare iconografia è associabile a quella della dea dei Marsi Angitia, anch’essa una “grande madre” che annovera tra le caratteristiche di divinità “misteriosa” o “dea senza nome” che forse proprio per questo motivo non trova ancora un riscontro iconografico diretto certo. 

Venite a scoprire al Picenworld Museum l’oggetto votivo dedicato alla Dea Cupra. 

 

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