Essere una donna Picena

Essere una donna Picena

Le donne nel panorama sociale della penisola italica pre-romana costituiscono sicuramente un’eccezione rispetto ai canoni femminili usuali. Non si limitavano a custodi del focolare domestico, lasciando all’uomo una posizione di rilievo con potere decisionale, ma godevano di un ruolo attivo e importante nella società, tanto quanto il genere maschile. Come in Etruria e nel Lazio,…

Giulio Gabrielli e la curiosità per la scoperta

Giulio Gabrielli e la curiosità per la scoperta

Giulio Gabrielli rappresenta la figura tipica di chi per amore del proprio territorio si mette alla ricerca delle sue origini e della sua identità per valorizzarlo.  Si tratta di un personaggio che, attraverso studi e formazione artistica, diviene una personalità imprescindibile del panorama culturale dell’Ascoli Ottocentesca e uno dei maggiori esperti di antichità dell’area centro…

Il culto della Dea Cupra

Il culto della Dea Cupra

La religione dei Piceni non doveva essere molto diversa da quelle delle altre popolazioni italiche.
La figura della Dea Madre, diffusa nell’era preistorica, continua infatti a vivere nelle sembianze di altre divinità femminili successive. 

Tra gli antichi Piceni, un popolo stanziato tra il IX e il III sec. a.C. nel medio-adriatico, questa essenza divina femminile si ritrova nella dea Cupra il cui nome è presente ancora oggi in alcune città delle odierne Marche come ad esempio Cupra Marittima.

Il nome di questa divinità ha origini molto antiche: si deve alla radice sabina “cuprum” che significa “buono” e che ha la stessa radice del verbo latino “cupio-“ desiderare.

Lo ritroviamo nell’epigrafe di Crecchio nella forma picena “kiperu”oppure nelle forme umbre di “cubrar”.

La Dea Cupra, unica divinità femminile conosciuta che sia legata al popolo dei Piceni, doveva essere una Madre Terra analoga, secondo Varrone, alla Bona Dea del Pantheon romano evolutasi nelle raffinate figure femminili della dea greca Afrodite, della Venere latina, e dell’Astarte di Assiri e Fenici.

Ciascuna di loro presenta aspetti materni, protettivi, idrici, salutari e allo stesso tempo guerreschi e marinari.

La sacralità della Dea Madre riaffiora nel culto delle acque, dispensatrici di fecondità e di vita: non è raro infatti che le iscrizioni rinvenute in contesti idrici, come il solco di una sorgente o una cisterna, riportino il nome di Cupra associato all’epiteto mater. 

Queste acque, legate al culto ancestrale della dea Cupra, erano ritenute salutari soprattutto per puerpere e donne affette da patologie utero-intestinali e si utilizzavano in rituali di purificazione e rituali legati alla sfera della fertilità.

Questa usanza riconduce alla peculiare produzione dei tipici anelloni a nodi rinvenuti all’altezza pelvica esclusivamente in deposizioni femminili di VI e V sec. a.C. che potrebbero esprimere la devozione della defunta alla dea Cupra.

Un attributo curioso di “Bona Dea” sono i serpenti: questa particolare iconografia è associabile a quella della dea dei Marsi Angitia, anch’essa una “grande madre” che annovera tra le caratteristiche di divinità “misteriosa” o “dea senza nome” che forse proprio per questo motivo non trova ancora un riscontro iconografico diretto certo. 

Venite a scoprire al Picenworld Museum l’oggetto votivo dedicato alla Dea Cupra.